Taglio buoni Asl, i celiaci non demordono

Sono tanti coloro che scelgono di non abbandonare le piccole realtà locali e gli alimenti artigianali e genuini.

Pubblicato il 18/01/2019
Taglio buoni Asl, i celiaci non demordono

Nonostante le proteste dei celiaci, le Regioni italiane stanno tagliando una dopo l'altra i buoni Asl per l'acquisto degli alimenti senza glutine, secondo quanto disposto nei mesi scorsi dal governo. I tagli sono già stati applicati in Lombardia, Piemonte, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna, ed entro maggio dovranno essere osservati da tutte le Regioni. Si tratta di una sforbiciata che ammonta in media al -19% rispetto ai precedenti buoni mensili, ma che varia a seconda della fascia di età.

Nonstante ciò, i celiaci non demordono: «La salute di mia figlia vale più di venti euro», tuona per esempio Sara Lazzari, madre di una bimba di otto anni affetta da celiachia sin dalla nascita. «Con questi tagli vogliono portarci ad acquistare alimenti di minore qualità, e a preferire la grande distribuzione che è più economica rispetto ai negozi specializzati. Ma io non ci sto: l'industria alimentare abusa di sostanze chimiche malsane nel produrre alimenti senza glutine a prezzo più basso, perciò sono pronta a fare qualche sacrificio in più per continuare ad acquistare prodotti genuini, anche se dovrò superare la soglia dei buoni».

I buoni Asl per i celiaci sono l'unica possibilità, per chi è affetto da intolleranza al glutine, per acquistare alimenti adatti alla propria dieta. L'utilizzo di questi buoni, infatti, permette ai celiaci di acquistare pane, pizza e pasta senza glutine, beni primari ed essenziali alla pari dei farmaci. «Per questo, il taglio dei buoni deciso dal governo è vergognoso», aggiunge Giordano Sarti, 47enne di Milano che ha scoperto di essere celiaco vent'anni fa. «Quando ho iniziato a fare i conti con la mia malattia, il mercato proponeva solo pochi alimenti industriali peraltro disgustosi, oltre che poco sani. E proprio ora che stavano aumentando le piccole aziende artigianali che producevano alimenti senza glutine genuini e naturali, hanno deciso di tagliarci i buoni: un modo per mettere in difficoltà chi preferisce la qualità e la salute, a vantaggio della solita potente grande industria».

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